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Lui & Lei

La Ragazza del Nebraska


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
20.02.2026    |    333    |    0 8.0
"Tutti ne approfittavano: il postino le chiedeva di masturbarlo nel furgone, il prete del villaggio le ordinava di leccargli le palle durante una 'confessione privata', i compagni di scuola la..."
La Ragazza del Nebraska: L'Incubo dell'Obbedienza

Jessica era una giovane di ventidue anni originaria del Nebraska, con capelli castani ondulati che le arrivavano alle spalle, occhi verdi luminosi e un corpo formoso che attirava sguardi ovunque andasse. Viveva in una piccola città rurale, dove le famiglie erano unite da legami stretti e i segreti non duravano a lungo. Ma Jessica aveva un problema peculiare, un difetto psicologico che la rendeva incapace di dire no a una richiesta diretta. Non era pigrizia o debolezza, ma una sorta di blocco mentale: se qualcuno le chiedeva qualcosa in modo esplicito, lei acconsentiva, anche se controvoglia. I suoi genitori lo sapevano da anni, da quando era adolescente e aveva iniziato a subire le conseguenze di questa anomalia. Avevano cercato terapisti, ma niente sembrava funzionare. 'È come se il suo cervello si bloccasse,' aveva detto il dottore. 'Deve imparare a impostare confini, ma è raro.'

Una sera d'estate, mentre la famiglia era riunita per cena, i genitori di Jessica parlavano a bassa voce in cucina, credendo che tutti dormissero. Il padre, un agricoltore robusto con mani callose, sospirò: 'Jessica ha questo problema, lo sai. Non sa dire mai di no a una richiesta diretta. L'abbiamo vista cedere a cose che non voleva, solo perché qualcuno gliele ha chieste.' La madre annuì, asciugando i piatti: 'Dobbiamo proteggerla. Se si sparge la voce, tutti ne approfitteranno. Immagina i vicini, gli amici... potrebbe finire male.'

Ma non erano soli. Il cuginetto di Jessica, Tommy, un ragazzo di diciotto anni magro e curioso con capelli arruffati e un ghigno perenne, origliava dalla porta socchiusa. Tommy era il figlio della sorella della madre, e passava spesso le vacanze estive da loro. Aveva sempre avuto un debole per Jessica: la guardava di nascosto quando si cambiava, fantasticando sul suo seno pieno e sulle curve dei fianchi. Ora, quel segreto era oro per lui. 'Non sa dire no?' pensò, il cuore che accelerava. 'Devo provarlo.' Il suo cazzo si indurì nei pantaloni solo all'idea. Aspettò che la casa si quietasse, poi sgattaiolò verso la stanza di Jessica, al piano di sopra.

Jessica era sdraiata sul letto, in una canottiera leggera e shorts corti, leggendo un libro sotto la lampada. La stanza era calda, l'aria profumata di lavanda dal suo bagnoschiuma. Bussò piano alla porta. 'Jessica? Posso entrare? Non riesco a dormire.' Lei alzò lo sguardo, sorridendo dolcemente. 'Certo, Tommy. Entra pure.'

Lui chiuse la porta dietro di sé, sedendosi sul bordo del letto. Il suo sguardo scivolò sulle gambe nude di lei, poi sul décolleté esposto. 'Ho sentito i tuoi genitori parlare,' disse, fingendo innocenza. 'Di quel tuo... problema. Che non sai dire no a una richiesta diretta.' Jessica arrossì, posando il libro. 'Oh, quello. Non è un problema grave, solo... una cosa mia. Non dirlo in giro, per favore.'

Tommy annuì, ma i suoi occhi brillavano di eccitazione. Il momento era arrivato. Deglutì, la voce tremante ma decisa: 'Jessica, mi fai un pompino?' Le parole uscirono secche, dirette, come un comando camuffato da domanda. Jessica sbatté le palpebre, il viso che si infiammava. Il blocco la colpì come un muro: la mente gridava no, ma la bocca si mosse da sola. 'Sì, certo,' rispose, la voce piatta, come se stesse accettando di passargli il sale a tavola.

Tommy non ci credette all'inizio. 'Davvero? Ora?' Lei annuì, alzandosi in piedi. 'Hai chiesto, quindi... sì.' Si inginocchiò davanti a lui sul tappeto morbido, le mani che tremavano mentre slacciava la cintura dei suoi jeans. Tommy era già duro, il rigonfiamento evidente. Tirò giù la zip, e il cazzo balzò fuori: non enorme, ma eretto e venoso, la cappella rossa e lucida di pre-cum. Jessica lo fissò per un secondo, il cuore che le martellava nel petto. Odiava l'idea, ma il suo corpo obbediva.

Aprì la bocca, le labbra morbide che si chiudevano intorno alla cappella. Tommy gemette, afferrandole i capelli con una mano. 'Oh cazzo, sì... succhialo bene.' Lei iniziò a muoversi, la lingua che leccava l'asta da sotto, risalendo fino al glande. Lo prese più a fondo, la testa che andava su e giù, le guance incavate per la suzione. Il sapore salato le riempiva la bocca, misto all'odore muschiato della sua pelle. Tommy spinse i fianchi avanti, scopandole la bocca piano, le palle che sfioravano il mento di lei. 'Sei brava, cugina. Continua così.'

Jessica mugolava piano, le lacrime agli occhi per l'umiliazione, ma non si fermava. La saliva colava lungo l'asta, rendendolo scivoloso. Leccava le vene pulsanti, succhiava la punta come una cannuccia, la lingua che roteava intorno al frenulo. Tommy ansimava, le dita che stringevano più forte. 'Prendilo tutto, fino in gola.' Lei obbedì, soffocando un conato mentre l'asta le sfondava la gola. Tossì, ma continuò, il naso premuto contro il pube peloso di lui. I movimenti si fecero ritmici: su, giù, su, giù, la bocca che lo avvolgeva caldo e umido.

Non passò molto prima che Tommy sentisse l'orgasmo montare. 'Sto per venire... ingoia tutto.' Jessica annuì debolmente, la bocca piena. Lui spinse un'ultima volta, profondo, e schizzò: fiotti caldi di sborra che le colpirono la gola. Lei ingoiò, il sapore amaro che le scivolava giù, mentre lui pulsava ancora, vuotandosi completamente. Ritirò il cazzo, lucido di saliva e residui, e lo pulì sul labbro di lei. 'Bravo, Jessica. Sei stata perfetta.'

Lei si alzò, asciugandosi la bocca con il dorso della mano, il viso rosso e gli occhi bassi. 'Puoi andare ora?' Tommy rise piano, riallacciandosi. 'Sì, grazie. Non dirò niente ai tuoi genitori.' Uscì dalla stanza, lasciando Jessica sola con il disgusto che le ribolliva dentro. Ma sapeva che era solo l'inizio. Tommy avrebbe parlato, e presto altri avrebbero scoperto il suo segreto.

Il giorno dopo, durante il barbecue familiare, Tommy non poté resistere. Mentre gli adulti chiacchieravano, si avvicinò a Jessica dietro la casa. 'Jessica, togliti la maglietta e fammi vedere le tette.' Lei esitò, guardandosi intorno, ma la richiesta diretta la bloccò. 'Va bene,' mormorò, alzando la maglia e esponendo i seni nudi, i capezzoli rosa che si indurivano all'aria aperta. Tommy li strizzò, pizzicando i capezzoli duri. 'Belli e sodi. Ora, leccami il culo.' La portò in un angolo nascosto del giardino, si abbassò i pantaloni e si chinò. Jessica si inginocchiò, separandogli le natiche pallide, e la lingua saettò fuori, leccando l'ano stretto. Lo bagnava con saliva, la lingua che penetrava piano, mentre lui gemeva di piacere.

'Inseriscimi un dito,' ordinò. Lei obbedì, spingendo un dito umido dentro, muovendolo avanti e indietro, massaggiando la prostata. Tommy si masturbava, il cazzo che gocciolava. 'Più forte.' Lei accelerò, il dito che frugava nel suo culo caldo, fino a quando lui non venne sulla erba, schizzi bianchi che macchiavano il terreno.

La voce si sparse come un incendio. Il vicino, un uomo di mezza età con pancia prominente, la fermò un pomeriggio mentre portava la spesa. 'Jessica, entra in garage e fammi un pompino.' Lei posò le borse e lo seguì, inginocchiandosi sul cemento sporco. Il suo cazzo era spesso e peloso; lei lo succhiò avidamente, la bocca che lo inghiottiva intero, le labbra tese intorno all'asta. Lui le scopò la faccia, tenendola per le orecchie, fino a riempirle la bocca di sborra densa.

Poi fu il turno del capo al supermercato dove lavorava part-time. 'Jessica, dopo il turno, vieni nel magazzino e lasciati scopare.' Lei annuì, e quella sera si sdraiò su una pila di scatoloni, le gambe aperte. Lui le strappò le mutandine, il cazzo duro che affondava nella sua figa bagnata nonostante la riluttanza. La scopò forte, i colpi che la facevano rimbalzare, le mani che le strizzavano le tette. 'Sei una troia obbediente,' grugnì, venendo dentro di lei, il seme che colava fuori quando finì.

Tommy, incoraggiato, portò un amico a casa una sera mentre i genitori erano fuori. 'Jessica, succhia il cazzo al mio amico e poi fammi cavalcare.' Lei li portò in camera sua, prima inginocchiandosi per il pompino: la bocca che avvolgeva l'asta dell'amico, succhiando e leccando fino a fargli schizzare in gola. Poi si mise a quattro zampe sul letto, e Tommy entrò nel suo culo stretto, lubrificato solo dalla saliva. La sodomizzò con spinte potenti, il dolore che si mescolava a un piacere forzato, mentre l'amico le scopava la bocca. Vennero entrambi, uno nel culo e l'altro in bocca, lasciandola gocciolante e tremante.

Jessica piangeva di notte, odiando se stessa, ma incapace di fermare la spirale. Tutti ne approfittavano: il postino le chiedeva di masturbarlo nel furgone, il prete del villaggio le ordinava di leccargli le palle durante una 'confessione privata', i compagni di scuola la usavano come giocattolo in gruppo, cazzi che la riempivano in ogni buco durante feste clandestine. Il suo corpo diventava un oggetto, la figa e il culo dilatati da usi ripetuti, la bocca sempre pronta a obbedire.

Una notte, sola nel letto, Jessica si toccò, le dita che scivolavano nella figa umida, rivivendo le violazioni. L'orgasmo la travolse, un misto di vergogna e eccitazione. Sapeva che non poteva cambiare, e in fondo, una parte di lei si arrendeva al ruolo di preda obbediente, nel cuore arido del Nebraska.
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